Il ruolo dell’esotismo nella cultura artistica europea

Idealizzazione dell’Oriente nella cultura artistica Europea
A partire dal Settecento nasce il concetto di “Esotico” come lo intendiamo ancora oggi, e viene inizialmente usato come paragone tra i paesi più lontani (nel caso del Settecento è emblematico il ruolo della Cina) con la realtà europea.

La Cina nel Settecento
Andiamo con ordine, e parliamo prima di tutto del fenomeno delle “Chinoiseries” (o cineserie), termine con cui si indica lo stile europeo settecentesco ispirato all’arte e alla cultura cinese, mescolate con il barocco e il rococò presenti al tempo in tutte le realtà aristocratiche europee. Si può vedere questo fenomeno che oggi chiameremmo di “appropriazione culturale” anche nei palazzi reali, mi viene in mente l’esposizione di porcellane cinesi nella Sala dell’Alcova nel Palazzo Reale di Torino, che consiste in una collezione di ricche e pregiate manifatture provenienti proprio dalla Cina.

Le ceramiche cinesi maggiormente apprezzate nel “Vecchio Continente” nel Settecento erano soprattutto quelle del periodo Kangxi (1662-1722), durante la dinastia Qing, che rappresentano una delle massime vette dell’arte ceramica cinese, sono caratterizzate da una straordinaria eccellenza tecnica e includono i celebri pezzi delle porcellane “blu e bianche”.

Il Giappone nell’Ottocento
Un ruolo importantissimo nella cultura artistica europea è svolto da un paese totalmente estraneo ad essa: il Giappone. Si sviluppa infatti nell’Ottocento il fenomeno del “Japonisme” (o giapponismo) soprattutto in ambiente francese e parigino. Si tratta di una grande moda e un movimento culturale nato in Europa nella seconda metà dell’Ottocento, a seguito dell’apertura dei porti giapponesi al commercio con l’Occidente, che ha permesso di far arrivare in Olanda le stampe giapponesi tramite la Compagnia delle Indie, e da lì si sono poi diffuse in tutta Europa. Stampe su carta, oggetti e kimono arrivarono in varie città europee, anche grazie alla vendita di questi prodotti all’Esposizione Internazionale di Londra del 1862, ma tra tutte le capitali europee, Parigi è quella che risentirà di più di questa nuova moda, ed è proprio questo fenomeno di esotismo che inciderà sullo sviluppo dell’impressionismo.
Vediamo ad esempio il Ritratto di Emile Zola di Edouard Manet, che nello sfondo mostra in maniera evidente una stampa giapponese di Utagawa Kuniaki II raffigurante un lottatore.

Altro artista che mi sembra doveroso citare parlando di giapponismo è Van Gogh, che è forse tra gli artisti parigini ‘800eschi il maggior ammiratore della cultura figurativa giapponese, e vediamo ad esempio con il Ritratto di père Tanguy, che è un chiaro richiamo alla cultura giapponese.

Il problema dell’“esotismo”, dei richiami nelle opere d’arte europee a culture figurative “straniere e lontane”, è che spesso finiscono per svuotare quelle culture del loro significato culturale e ancestrale, e si finisce così per ridurle a misero estetismo, godimento estetico per l’aristocrazia o borghesia che voleva evadere dalla propria realtà, e che usava quindi la cultura e la tradizione altrui come “svago”. Si parla di “altrove” in cui fuggire, ma quell’altrove non è altro che la realtà e quotidianità di un popolo; inoltre questo atteggiamento è irrispettoso anche nei confronti della cultura, della memoria popolare, che viene ridotta su piano estetico, senza considerarne il lato emotivo che può avere in quanto manifestazione tradizionale di un popolo.

Primitivismo
Un discorso a parte va fatto sul Primitivismo, che vediamo nella fine dell’Ottocento e inizio Novecento con Gauguin, Picasso e Brâncuși. Il primitivismo ha come fine ultimo l’abbandono della modernità e il ritorno ad uno stile di vita primitivo, e usa quindi forme più semplici, più pure, che nel caso ad esempio di Picasso rimandano anche al mondo infantile, ricordiamo la sua celebre frase: “A dodici anni dipingevo come Raffaello, però ci ho messo tutta la vita per imparare a dipingere come un bambino”.

Secondo me però il primitivismo, più che cogliere la condizione umana primitiva, va a prelevare da altre culture, sempre “straniere e lontane” da quelle europee, e le definisce “primitive”. Questo appellativo poco si discosta da un insulto, sta quasi a significare che le culture extraeuropee sono meno sviluppate e per questo definibili primitive. Si tratta di un ragionamento che rientra a pieno nella cultura coloniale del periodo, e che per questo motivo comprendo, ma non giustifico.

Non si tratta di Primitivismo nel senso di apprezzare la cultura primitiva del proprio popolo o in generale apprezzare le prime forme di espressione artistica fatte dall’uomo, ma si tratta di vera e propria copia delle opere d’arte tribale dell’Africa subsahariana, in particolare dalle maschere e dalle sculture tradizionali dei popoli Fang (Gabon) e Dan (Costa d’Avorio/Liberia), oltre che dalla cultura Bamana del Mali. Picasso infatti conobbe queste forme d’arte nel 1907 al Musée d’Ethnographie du Trocadéro di Parigi, ed è proprio questa visita che portò alla nascita del Periodo Africano e del Cubismo.

Le domande che bisognerebbe farsi sono: Qual è il confine tra prendere ispirazione e copiare un’opera? Si può parlare di “appropriazione culturale” anche per la Storia dell’Arte o è un concetto del Ventunesimo secolo? Qual è il modo più rispettoso per prendere ispirazione da una cultura diversa dalla nostra?
E soprattutto bisogna chiedersi: Quanto a lungo durerà nell’opinione occidentale l’idea di una superiorità sugli altri popoli? Perché dal colonialismo è passato in effetti poco tempo, e i cambiamenti sociali sono l’ultimo anello di una catena di trasformazioni: prima si muovono l’economia, le leggi o la tecnologia, e solo dopo cambiano abitudini, cultura e comportamenti delle persone. Per ancora quanto tempo andrà avanti questa retorica di retaggio coloniale?

Bibliografia:

  1. Tommaso Detti e Giovanni Gozzini – Storia contemporanea, vol. II, Il Novecento – Pearson
  2. Akira Iriye e Jürgen Osterhammel – Storia del mondo – Einaudi, 2014, vol. VI – Il mondo globalizzato. Dal 1945 a oggi
  3. Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari – Arte nel Tempo – volume 3 tomo 1

Webgrafia:

https://www.europeana.eu/it/exhibitions/academic-art-and-new-directions/the-lure-of-the-exotic

https://it.wikipedia.org/wiki/Cineserie

https://it.wikipedia.org/wiki/Esotismo

https://museireali.beniculturali.it/palazzo-reale

https://it.wikipedia.org/wiki/Ceramica_cinese

https://it.wikipedia.org/wiki/Giapponismo

https://www.giapponeinitalia.org/2023/11/giapponismo-le-influenze-giapponesi-nelleuropa-dellottocento

https://it.wikipedia.org/wiki/Ritratto_di_p%C3%A8re_Tanguy

https://it.wikipedia.org/wiki/Primitivismo

Link delle immagini:

https://museireali.beniculturali.it/palazzo-reale

https://it.wikipedia.org/wiki/Ceramica_cinese

https://it.wikipedia.org/wiki/Ritratto_di_%C3%89mile_Zola

https://it.wikipedia.org/wiki/Ritratto_di_p%C3%A8re_Tanguy

https://www.itinerarinellarte.it/it/mostre/il-mito-dell-arte-africana-nel-900-da-picasso-a-man-ray-da-calder-a-basquiat-e-matisse-5431

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